Gli Szeki Kurva, gruppo punk.
Se andate a Praga, non dite che avete preso una curva: in ceco, kurva non è una strada tortuosa, significa puttana. Il termine è diventato molto celebre, tanto da essere usato anche in altri Paesi dell’est: Polonia, Russia, Ucraina, Bielorussia.
E ha un’etimologia curiosa: il termine, infatti, ha davvero a che fare con le curve. In passato, infatti, le donne che avevano difetti fisici (tra i quali le gambe “incurvate” o “arcuate”) erano emarginate perché considerate inadatte al lavoro nei campi e ad allevare figli. Così, alle “zitelle” con questo difetto fisico, non restavano molte alternative: spesso diventavano prostitute. E come tali erano mal viste dalle altre donne, che hanno caricato di disprezzo il termine kurva.
Non è l’unico termine imbarazzante in ceco. Anche la parola panna può creare equivoci: significa vergine, che non è una parolaccia ma introduce un tema sessuale mentre siamo convinti di parlare di cibo.
E il nostro avverbio così ha una pronuncia simile a kozy, che vuol dire capre ma anche tette.
Se dite che state seguendo un ciclo di conferenze, potreste risultare comici: ha la stessa pronuncia di csikló, che significa clitoride. Ma va decisamente peggio per chi ha un amico o un marito si chiama Pino: non chiamatelo ad alta voce in strada, perché il suo suono è identico a pina, che vuol dire fica.
“Nonna, passami la canna!”
Nonostante le notevoli corrispondenze fra la nostra lingua e lo spagnolo, i “falsi amici” sono numerosi. Anche fra le espressioni volgari. Per esempio, parlando di verdure, attenti a dire porro: significa persona goffa, maleducata e stupida, ed è anche un sinonimo gergale di spinello. Così come il burro non è un alimento: vuol dire asino, incivile, grezzo.
Chi si occupa di lavorazione delle pelli, meglio che sappia che concia, in molti Paesi latino-americani (Argentina, Perù, Bolivia, Cile, Guatemala, Paraguay, Uruguay) ha lo stesso suono di concha, fica (in origine significa conchiglia).
Se volete andare a pranzo in Messico, Ecuador, Honduras, El Salvador o in Nicaragua, state attenti a parlare di mensa con una cameriera: significa stupida, tonta. In Argentina, invece, se dite che amate dedicarvi all’orto, non stupitevi se chi vi ascolta resterà interdetto: state parlando del culo.
Ma il capolavoro più sorprendente di ambiguità è la parola bergamasca: una donna che dica “Yo soy bergamasca”, può suscitare l’ilarità generale. Perché “berga” ha lo stesso suono di verga (cazzo), e masca significa “mastica”: la sua frase, quindi, può essere intesa come “Io sono mastica cazzo”.
Il portoghese non è una lingua monolitica: come lo spagnolo, in America Latina si arricchisce di nuovi vocaboli e significati. E, soprattutto in Brasile, terra di immigrazione, si mescola con altre lingue: l’italiano è una di queste. Ecco perché, in alcuni Stati brasiliani, le parole italiane sono entrate nei modi di dire gergali. Come testimonia il sito Brazzil.com, mosca, polaca, minestra, piranha, a dispetto delle apparenze, significano tutti “puttana” (e mosca può significare anche fica). Mentre ferramenta non si riferisce al negozio di utensili: significa affare nel senso di pene. Ma non è tutto. In Brasile, se dite a una donna “Posso entrar?”, potreste ricevere uno schiaffo: entrar significa anche penetrare, fottere.
Quando Sarkozy disse: “Taci, povero coglione”.
La stretta parentela fra italiano e francese può generare molti equivoci. Se dite, guardando il cielo, “Che belle scie“, la frase, in francese, suonerebbe “Che bella cacata” perché scie, in francese, ha la stessa pronuncia di chier = cagare.
E ricordate che con, in francese, non è una congiunzione ma significa figa, stronzo (è diventata celebre quando la usò l’ex presidente Nicholas Sarkozy per zittire un contestatore).
Attenti, infine, a tradurre baciare con baiser (vuol dire anche scopare) e gatta con chatte (che indica anche la vulva).
La processione fallica Kanamara Matsuri.
L’ho già anticipato all’inizio di questo post: in giapponese, chinchin (pronuncia: cin cin) vuol dire pene. Tant’è vero che il festival della Kanamara Matsuri, la processione fallica che si svolge ogni anno a Kawasaki per propiziare la fertilità, è chiamato anche Chinchin Matsuri (festival del… cazzo). Se siete in Giappone, quest’anno l’appuntamento è fissato per il 3 aprile. E se volete brindare con gli amici giapponesi, dovete usare un’altra espressione: “kanpai”.
Ma perché in italiano per brindare usiamo l’espressione cin cin? In effetti, l’espressione ha origini orientali, per la precisione cinesi: deriva infatti da qǐng qǐng, che significa “prego, prego”. Queste parole erano usate fra i marinai di Canton come forma di saluto cordiale ma scherzoso, e si diffuse nei porti europei. E’ entrato nei nostri modi di dire per la somiglianza onomatopeica con il suono prodotto dal tintinnare di due bicchieri tra loro.
Ho parlato di questo post con Monica Sala e Max Venegoni su Radio Montecarlo. Potete ascoltare il podcast con il mio intervento cliccando qui.
1) dalla zona geografica dove sono stati scoperti o sono diffusi: il germanio fu trovato per la prima volta in Germania;
2) dalle specie vegetali o animali da cui sono isolati: l’acido acetilsalicilico, ovvero l’aspirina, deve il suo nome dalla corteccia di salice da cui era ricavato;
3) dal nome del loro scopritore o da quello di un grande scienziato: il fermio fu battezzato così in memoria del fisico Enrico Fermi, morto l’anno precedente alla scoperta dell’elemento;
4) dalle caratteristiche di una sostanza: il kripton, dal greco kryptòs, nascosto, fu chiamato così perché è molto difficile da rilevare nei gas atmosferici, dove è presente in piccolissime quantità. E il simbolo del mercurio è Hg perché la sigla deriva dal greco hydrargýros, argento d’acqua: a temperatura ambiente, infatti, questo elemento sembra argento liquido.
Con tutte queste variabili in gioco, era inevitabile che alcune sostanze ricevessero nomi insoliti: comprese le parolacce. Spesso sono frutto di semplici (ma divertenti) coincidenze e assonanze, che possono nascere anche da acronimi e abbreviazioni. Ma altre volte c’è lo zampino di qualche chimico in vena di goliardate (come quello nella foto Shutterstock): anche agli scienziati piace scherzare, come avevo raccontato nella storia del professor Stronzo Bestiale. Dunque, se pensate che la chimica sia una materia noiosa, date un’occhiata all’elenco qui sotto: cambierete idea.
In italiano è uno degli elementi che non si pronuncia senza arrossire: lo STRONZIO. E’ un metallo tenero, argenteo, bianco o leggermente giallo. A volte lo si trova citato sulle etichette dell’acqua minerale, e scatena le inevitabili battute: “Ora capisco perché ha uno strano retrogusto…”. La parola, in realtà, deriva dal nome di una città scozzese, Strontian, nelle cui miniere, nel 1790, furono trovati i primi minerali ricchi di quell’elemento. Il nome della città non ha a che fare con gli escrementi: deriva dal gaelico Sròn an t-Sìthein, che vuol dire “naso”: l’escrescenza di una collina.
Perché la sigla del rame deve essere l’imbarazzante CU? Forse perché non è un metallo abbastanza pregiato? No, le ragioni sono altre: ai tempi degli antichi Romani, infatti, il rame veniva estratto per lo più dall’isola di Cipro, in latino Cuprum appunto. Di qui la sigla. La parola, a quell’epoca, designava sia l’elemento chimico che la lega di rame e stagno che noi chiamiamo bronzo (e anche qui le assonanze non sono male).
Con un nome così, sembra la tipica molecola da maneggiare con le pinze. Ma gli schizzinosi possono stare tranquilli: il CACALONE non ha nulla a che fare con la cacca, bensì deriva il suo nome dalle piante del genere Cacalia, diffuse in Messico, dove sono usate come medicinali. La struttura di questa biomolecola è stata descritta per la prima volta in una ricerca nel 1976. Il nome deriva dal greco kakalia, che potrebbe avere la stessa origine di cacca (cosa brutta, repellente) ma anche derivare da kakalon, muro (perché cresce a ridosso dei muri?).
Sembra un insulto, ma in realtà il glucagone è un ormone secreto dal pancreas: serve a controllare i livelli di glucosio nel sangue. Il suo nome, nonostante il suono, non è offensivo: significa “glucose agonist”, agonista del glucosio. Glielo diedero i suoi scopritori, C. Kimball e John R. Murlin nel 1922.
Come chiamare il derivato spurio di una sostanza? Stiamo parlando di nonaciclo-docosano, un derivato insolito degli alcani: di più non oso spiegare, perché è una chimica complessa. Sta di fatto che i suoi scopritori, in una ricerca del 1968, lo definirono goliardicamente un “tetramantano bastardo”, cioè insolito, anormale, inferiore. E proposero di chiamarlo, appunto, bastardane, che in italiano suonerebbe BASTARDANO, figlio illegittimo. La proposta, per quanto spiritosa, non sembra aver avuto molto seguito fra i chimici.
Il BUTANALE è un composto della classe degli aldeidi: un liquido incolore facilmente infiammabile. Il suo nome originario era butirraldeide, da butirro, burro. Alcuni composti, infatti, i butani, hanno preso il nome dal burro perché esso contiene un acido organico dall’odore sgradevole.
Ma resta un nome ingombrante. Soprattutto quando si precisa che il butanale è un isomero (= ha la stessa formula chimica) del BUTANONE, altro liquido infiammabile e puzzolente della classe dei chetoni…
NONANALE: che brutto scherzo hanno giocato a questa molecola! Il suo nome originario è nonanaldeide, ma nell’intento di abbreviarlo gli scienziati hanno fatto un pasticcio, con l’imbarazzante abbreviazione inglese nonanal. Non è propriamente una parolaccia, ma si nomina comunque con un certo imbarazzo. E’ un’aldeide alchilica, una sostanza prodotta dalla fermentazione degli zuccheri. Ha un odore fruttato e si usa per sapori e profumi, ma è anche prodotta dal corpo umano: tanto che, hanno scoperto alcuni ricercatori dell’università della California, il nonanale attira – neanche a farlo apposta – le zanzare del genere Culex.
Il PORN non deriva dal greco pornè, puttana. E’ semplicemente l’acronimo della poli-(DL)-ornitina, una molecola utilizzata negli esperimenti di coltura cellulare. Insomma, anche le cellule, per moltiplicarsi, possono eccitarsi con i… porn.
Abbino a questa molecola lo SCATOLO, che invece deriva da una parolaccia greca: skatolos, escremento. La molecola è stata chiamata così proprio perché puzza di feci. Si forma nei processi di marcescenza dell’intestino: per questo lo studio delle parolacce legate agli escrementi si chiama “scatologia” (da non confondere con l’escatologia che è lo studio del destino ultimo dell’uomo: che non è un destino di merda, perché escatologia non deriva da skatolos ma da éschatos, ultimo).
FUCK è l’imbarazzante acronimo di un gene che codifica la L-fuculochinasi, un enzima che interviene nelle reazioni metaboliche con il fruttosio e il mannosio. In inglese ha un significato molto volgare (scopare, fanculo): possibile che gli scienziati non avessero un altro modo per abbreviare questa molecola (in inglese FuculoKinase)?
Due altri acronimi volgari sono contenuti in una ricerca del 2007 sulla sintesi elettrochimica di nanotubi: BiNT (Bismuth NanoTubes, nanotubi di bismuto) e CuNT (Cu sta per rame). In inglese, bint significa donnaccia, e cunt vuol dire fica. Trattandosi di una ricerca scritta da autori cinesi, è stato quasi sicuramente un incidente. Ma ha avuto grande popolarità nei Paesi anglosassoni.
Molti altri composti con nomi che in inglese suonano volgari (arsole, dickite, crapinon…) sono elencati sul sito di Paul May, docente di chimica all’università di Bristol (Uk): a riprova che nei Paesi anglosassoni hanno meno reticenze a giocare con la scienza.
Quella che vedete non è un’immagine tratta da un cartoon porno. E’ lo schema di una reazione chimica, citata in una ricerca brasiliana del 2004: descrive le proprietà di un complesso di rutenio (il primo a sinistra) in cui l’aggiunta di ciclodestrina (l’anello) porta ad una completa inclusione che rompe la matrice iniziale creando un aggregato molto… erotico. E poi dicono che la chimica non è una materia sexy.
Ho parlato di questo post nella trasmissione “Max e Monica magazine” su Radio Montecarlo.
Potete ascoltare l’intervista a questo link.
“Katso!” (Guarda!): settimanale finlandese sulla tv fondato nel 1960.
Se in Norvegia una commessa vi dicesse “skopare“, non illudetevi: vi sta proponendo un paio di scarpe. Se un giapponese pronunciasse la parola “kago“, non vi sta segnalando i propri bisogni fisiologici: sta parlando di auto. E, restando in tema, uno svedese che dice “merda” sta parlando di merenda…
Benvenuti nei “falsi amici” volgari: ovvero, le parole straniere che hanno il medesimo suono (“omofone”) o una grafia simile a parolacce italiane.
Ne parlo oggi, ispirato da un post di Oxford Dictionaries, segnalato dalla collega blogger Licia Corbolante: l’articolo elencava 13 parole straniere che in inglese hanno un suono offensivo. Da dick (in inglese, cazzo, in tedesco grasso) a cant (omofona di cunt, fica: ma lato in olandese).
La segnalazione mi ha ricordato i casi dei prodotti che han dovuto cambiar nome perché somigliavano a parole volgari in un altro Paese: come la Ford Pinto che dovette cambiar nome in Brasile, perché in portoghese pinto significa cazzo. Racconto diversi casi del genere sul mio libro e in questo articolo.
Qui, invece, ho voluto fare una ricerca in onore dei tanti traduttori che seguono questo blog (grazie!). Ho cercato assonanze fra le principali parolacce italiane e le parole (neutrale) di altre lingue, usando Google Translate: un metodo empirico, forse impreciso, ma è l’unico che conosco. Il risultato? Ho trovato 29 espressioni che in italiano avrebbero un senso volgare, ma in altre lingue no. Quasi metà di loro arrivano dai Paesi nordici, in particolare dalla Finlandia: qui potete dire, senza scandalizzare nessuno, “katso merta” (guarda il mare), “katso sukkia” (guarda i calzini) e “katso matto” (guarda il tappeto)…
Ecco l’elenco dei falsi amici che ho raggruppato per categorie: buon divertimento.
SESSO MASCHILE
katso = guarda (finlandese)
gatsu = mese (giapponese). La parola si combina dando origine ai nomi dei mesi dell’anno: sangatsu (marzo), kugatsu (settembre)
katso merta = guarda il mare (finlandese)
katze = gatto (tedesco). La frase “Il mio terzo gatto nel carbone” in tedesco suona: “Meine dritte Katze in Kohle”.
minkia = visone (rumeno, albanese) = nostro (corso)
kojon = mano (lituano)
SESSO FEMMINILE
fika = bevande, rinfreschi, pausa caffè (svedese)
fica = è, resta, rimane (portoghese)
tette = solo, appena (curdo)
INSULTI SULL’ETICA SESSUALE
porkka = bastoncino da sci (finlandese)
vakka = cofanetto di legno (finlandese)
zokola = podio (albanese) = piedistallo (russo)
troja = tre (bosniaco) = maglione (tröja, svedese)
puttana = stracci (usbeco)
frouxo (in portoghese si pronuncia froscio) = sciolto, allentato
minhota (in portoghese si legge mignota) = donna del Minho regione del Portogallo.
AREA SCATOLOGICA
kago = auto, cestino (giapponese): “kago sushi” vuol dire “cestino di sushi” (che è il nome di un ristorante a Varsavia, come racconto qui)
merta = mare (finlandese)
merda = mossa, passaggio (bulgaro)
stronzo = stronzio (russo: elemento chimico)
kakare = scritto (giapponese) = torte (norvegese)
kakata = cacao (bulgaro)
immerda = sempre lì, sempre presenti (tedesco), composto da immer + da. E’ diventato lo slogan della polizia della Renania Palatinato, in Germania
GLUTEI
kulor = perline (svedese)
kuulo = udito (finlandese)
kulo = corsa (giavanese); incendio boschivo (finlandese)
kulho = ciotola (finlandese)
ATTI SESSUALI
pompino = assolo (hawaiano)
skopare = paio di scarpe (norvegese)
katso sukkia = guarda i calzini (finlandese)
Katze in der Kohle = gatto nel carbone (tedesco)
inkulo = recupero crediti (norvegese) = in questo (zulu)
fankulo = amaca, dondolo (curdo)
A proposito di assonanze volgari, segnalo questa versione in finlandese della canzone “Guarda che luna” di Fred Buscaglione. Il ritornello suona così: Hopeinen kuu luo…. da sentire.
Se vi è piaciuto questo articolo, potete leggere:
i marchi stranieri che suonano come parolacce in italiano:
gli acronimi stranieri che suonano come parolacce in italiano:
Le parole italiane che all’estero suonano come parolacce:
Le città mondiali con un nome volgare:
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