immigrazione | Parolacce https://www.parolacce.org L'unico blog italiano di studi sul turpiloquio, dal 2006 - The world famous blog on italian swearing, since 2006 - By Vito tartamella Mon, 20 Mar 2017 13:28:20 +0000 it-IT hourly 1 https://www.parolacce.org/wp-content/uploads/2015/06/cropped-logoParolacceLR-32x32.png immigrazione | Parolacce https://www.parolacce.org 32 32 Se “filippino” diventa un insulto https://www.parolacce.org/2014/10/29/filippino-insulto/ https://www.parolacce.org/2014/10/29/filippino-insulto/#comments Wed, 29 Oct 2014 12:35:25 +0000 https://www.parolacce.org/?p=6635 Essere definiti “filippini” è un insulto? Massimo Ferrero (presidente della Sampdoria), in un’intervista alla Rai ha definito “filippino” il presidente dell’Inter, l’indonesiano Erick Thohir. La sua è stata molto più che una gaffe: la Figc ha aperto un fascicolo sulla… Continue Reading

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Filippini Essere definiti “filippini” è un insulto? Massimo Ferrero (presidente della Sampdoria), in un’intervista alla Rai ha definito “filippino” il presidente dell’Inter, l’indonesiano Erick Thohir. La sua è stata molto più che una gaffe: la Figc ha aperto un fascicolo sulla vicenda. E Thohir sta valutando se denunciare Ferrero per razzismo o per diffamazione:se lo facesse, l’aggettivo “filippino” diventerebbe ufficialmente un insulto. Se qualcuno vi definisse greci o turchi vi offendereste?

L’episodio mi ha colpito. Dopo il caso di Tavecchio e delle banane, mette a nudo non solo il nostro razzismo strisciante, ma anche il nostro complesso di inferiorità: come spesso accade nellle discriminazioni, il bue dà del cornuto all’asino. Vedremo in che senso.

Ma prima ricordiamo cos’è successo. L’episodio risale a domenica scorsa. In quei giorni, Massimo Moratti – dopo 19 anni alla guida dell’Inter – si era dimesso dalla carica di presidente onorario: un anno fa aveva venduto il pacchetto azionario dell’Inter all’imprenditore indonesiano Thohir.

Così Enrico Varriale, conduttore di Stadio Sprint (Rai2) ha chiesto a Ferrero un commento sull’addio di Moratti. Ferrero si è detto dispiaciuto, aggiungendo: “Io gliel’ho detto a Moratti, caccia via quel filippino…!”. Varriale gli ha fatto notare che è indonesiano: “Viene dall’Indonesia a insultà un emblema del calcio italiano?”,  ha ribadito Ferrero.

https://www.youtube.com/watch?v=kCSKcLjeVdI

“Caccia via quel filippino”: come dire, licenzia quel domestico. In Italia, spesso i filippini trovano lavoro come badanti o domestici. L’insulto c’è tutto: un modo classista e razzista di equiparare un popolo a una condizione sociale considerata inferiore. Come avviene con negro, terrone, villano, cafone

bbc

La frase di Ferrero sul sito della Bbc.

La notizia è rimbalzata sui giornali, non solo in Italia ma anche all’estero. Tanto che Rachel Ruiz, direttrice dell’associazione calcistica filippina, ha confermato che la battuta di Ferrero è stata considerata offensiva. Così, sul sito Web della Sampdoria, alla fine Ferrero ha dovuto correggere il tiro, precisando che “non voleva mancare di rispetto a Thohir e alle Filippine”, aggiungendo che coi filippini “da sempre mi legano rapporti bellissimi”. Sarà, ma la frittata è fatta. Ora vediamo con quali ingredienti.

Innanzitutto, con 165 mila persone, i filippini sono il 2,9% degli stranieri residenti in Italia: sono il 6° gruppo più numeroso. Difficile verificare se facciano tutti i domestici, ma poco importa: secondo un recentissimo sondaggio Istat su 21 mila stranieri, filippini e moldavi sono fra i più soddisfatti del proprio lavoro (con un voto di 8/10), e solo il 17,5% di loro denuncia un trattamento discriminatorio (stanno peggio, ovvero sopra il 30%, tunisini, marocchini, polacchi e rumeni). E’ probabile, quindi, che la soddisfazione sia reciproca: ovvero che anche gli italiani siano contenti del modo di lavorare dei filippini.

MigrantiMa allora come spiegare il disprezzo nei loro confronti?

In due modi: da un lato, ci accorgiamo, in qualche modo, di dipendere da loro: ben pochi italiani sono disposti a fare i domestici o i badanti, quindi in realtà siamo noi a dipendere dai filippini per questi importanti servizi.

Ma in realtà quello che brucia di più è la nostra inferiorità rispetto alle economie asiatiche: Cina, India, Giappone e Russia sono nei primi 6 posti dell’economia mondiale (e noi arranchiamo al 10°), ma la Banca mondiale, da qui al 2050, prevede che saliranno ancora (clicca sulla tabella per ingrandire). Pil2Quanto all’Indonesia, supererà l’Italia entrando nella “top 10” mentre noi scenderemo al 14° posto. Il gigante asiatico fa paura: ha comprato l’Inter (e non solo), e magari un domani potremmo essere noi a fare da domestici agli indonesiani. O ai filippini.

 

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Negro, zingaro, terrone… quando le parole diventano pietre (ma anche fango, gogne, steccati) https://www.parolacce.org/2008/09/20/negro-zingaro-terrone-quando-le-parole-diventano-pietre-ma-anche-fango-gogne-steccati/ https://www.parolacce.org/2008/09/20/negro-zingaro-terrone-quando-le-parole-diventano-pietre-ma-anche-fango-gogne-steccati/#comments Sat, 20 Sep 2008 15:09:00 +0000 https://www.parolacce.org/?p=36 Un ragazzo italiano di origine africana ucciso a sprangate al grido di «negro di merda» (vedi qui). Un nigeriano licenziato dopo essere stato chiamato dai colleghi per 2 anni con l’epiteto di «sporco negro» (vedi qui)… Casi eclatanti, certo. Ma… Continue Reading

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Collage di scritte emarginanti nell’Italia di oggi.

Un ragazzo italiano di origine africana ucciso a sprangate al grido di «negro di merda» (vedi qui). Un nigeriano licenziato dopo essere stato chiamato dai colleghi per 2 anni con l’epiteto di «sporco negro» (vedi qui)…
Casi eclatanti, certo. Ma tutt’altro che isolati: oggi il disprezzo verso gli “zingari” (termine spregiativo: si chiamano Rom!), gli ebrei, i marocchini, i cinesi e gli stranieri in generale è sempre più palpabile: negli stadi, nei comizi politici, nei bar. Ma anche in contesti e in modi più sottili: nelle ricerche di lavoro, negli affitti delle case, sui giornali
Il clima è preoccupante, ed è indice di un cieco clima di intolleranza che fa torto alla nostra presunta “civiltà”, alla realtà multiculturale e globale di oggi, e alle nostre stesse radici: fino a 40 anni fa siamo stati un popolo di migranti. E, vista la congiuntura economica negativa, stiamo tornando a esserlo….

La discriminazione verso gli Ebrei durante il fascismo.

La discriminazione verso gli Ebrei durante il fascismo.

Ma perché gli insulti etnici sono pericolosi? Nel mio libro (vedi qui) ho dimostrato che le parolacce sono azioni che producono determinati effetti.

Gli insulti etnici sono fra le parolacce più violente perché, dicendoli, faccio 3 azioni:

1) tolgo l’individualità a una persona, la disumanizzo, la disprezzo come inferiore, anormale, impura, “diversa”. Qualificando un cinese come “muso giallo”, riduco tutto il suo essere, la sua individualità alle origini etniche, manifestate dall’aspetto fisico. Non mi chiedo se dietro quegli occhi a mandorla c’è una persona intelligente, simpatica, onesta, allegra: lo etichetto come  “giallo”, cioè diverso e tanto mi basta. E non entro neppure nel merito della sua diversità, non solo fisica ma anche culturale. Non mi interessa, sei diverso, quindi sei anormale, quindi meriti solo il mio disprezzo.

2) offendo non solo il destinatario dell’insulto, ma l’intero gruppo a cui appartiene;

3) emargino un intero gruppo etnico, tenendolo all’esterno della società. Ogni insulto etnico può essere tradotto, nei fatti, come: “Sei brutto, sporco e cattivo. Non sei dei nostri, vattene, torna a casa tua”.

Gli insulti etnici sono armi antiche quanto l’uomo: di fronte a uno straniero che porta valori e culture sconosciute, si prova ansia. Ma invece di metterci in discussione, è più comodo e immediato catalogare un intero popolo attraverso categorie semplificanti e rassicuranti: il messicano diventa “mangia-fagioli”, il cinese un “muso giallo” e… l’italiano un “mafioso” o “spaghetti”.

Già gli antichi Greci chiamavano gli altri popoli “barbari” (letteralmente: balbuzienti, solo perché non parlavano greco); nel 1500 si diffusero le espressioni “bestemmiare come un turco”, “cose turche” per la paura dell’impero Ottomano che minacciava l’Europa; nel 1800 la sifilide, malattia sconosciuta e contagiosa, era chiamata “mal francese”, come se solo i francesi ne fossero responsabili. Gli algonchini hanno chiamato i vicini “eschimesi” (= mangiatori di carne cruda) riservando a sé l’appellativo di “inuit” (= uomini)… E così via.

original

Manifesti xenofobi di Lega e An: ma non sono gli unici a cavalcare la discriminazione.

Da sempre gli stranieri sono visti non come risorse, ma come pericolosi e potenziali concorrenti economici o sessuali. Non solo. Le culture diverse dalla nostra ci fanno paura perché minacciano l’ordine costituito, ci fanno capire che anche le nostre abitudini, che consideriamo “giuste” e indiscutibili, sono in realtà relative, soggettive. E come tali altrettanto criticabili: oggi gli zingari sono tanto disprezzati perché rifiutano i valori tipici del mondo occidentale. Non vivono nello stesso posto, non condividono i nostri standard igienici, i nostri valori, la nostra educazione. Offendendoli, l’occidente prende le distanze da loro nella speranza di non dover mai vivere come loro. In realtà lo “zingaro” ci ricorda che il nostro stile di vita è precario, reversibile, relativo.

In più, gli stranieri – poveri, indifesi, diversi da noi – svolgono una funzione sociale importante, che i politici cavalcano abilmente: possono diventare un comodo “nemico”, per cementare l’unità nazionale che scricchiola. E, soprattutto, possono diventare un “capro espitatorio” esterno a cui addossare le colpe di una crisi interna su cui non si vuole riflettere o che non si vuole affrontare: c’è crisi? Non c’è lavoro, casa? Si fatica ad arrivare a fine mese? Colpa dei negri (o degli zingari, degli ebrei, dei cinesi….) che ci portano via  il lavoro.

Comodo… ma vero? La realtà è più complessa.

Striscioni razzisti allo stadio: solo un gioco, ma pericoloso.

Striscioni razzisti allo stadio: solo un gioco, ma pericoloso.

 Innanzitutto: chi sono, e quanti sono realmente? Secondo il Dossier Statistico Immigrazione della Caritas/Migrantes (vedi qui), l’unico rapporto documentato sul fenomeno, gli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia sono 3,69 miloni, il 6,2% dell’intera popolazione. Dunque, tutt’altro che un’orda.

Gli irregolari sono oltre 120mila l’anno (solo il 13% arrivano dagli sbarchi, gli altri entrano regolarmente ma si fermano oltre la scadenza del visto).

E da dove arrivano? Il 49.6% da Paesi europei, il 22,3% dall’Africa, il 18% dall’Asia, il 9.7 dall’America e lo 0.4 dall’Oceania. In pratica, ogni 10 immigrati, 5 sono europei (per la metà comunitari); 4 divisi tra africani e asiatici e 1 americano.

Più in dettaglio, la Romania è il Paese con più presenze (555.997, pari al 15%), seguita da Marocco (10,5%), Albania (10.3), Ucraina (5.3) e Cina (5.1); seguono Filippine (3.1), Moldavia (2.7), Tunisia (2.6), India (2.5) e Polonia (2.5). 

Ristorante in Austria: il nome è una rivincita e uno sberleffo dei migranti italiani contro i razzisti.

Ristorante in Austria: il nome è una rivincita e uno sberleffo dei migranti italiani contro i razzisti.

Certamente fra loro (come fra gli italiani) si annidano criminali: inevitabile (anche se mai giustificabile) effetto della loro mancanza di integrazione. Chi di voi riuscirebbe a trovare un contratto di lavoro all’estero prima ancora di arrivarci (come vorrebbero le attuali leggi sull’immigrazione)?

Gli stranieri denunciati nel 2005 sono il 23,6% di tutti i denunciati, per lo più per furto (17,6%), truffa (12%), droga (11%), ricettazione (10,7%). Ovvero, reati contro il patrimonio. Fatti eclatanti, compensati però da altri fatti eclatanti: un etiope salva 2 donne da una rapina e finisce in ospedale (leggi), un senegalese salva un turista e annega (leggi), un marocchino salva un’aspirante suicida (leggi)….

Ma in realtà lo straniero è protagonista di fatti ben più importanti, che passano sotto silenzio: è grazie ai loro figli che in Italia si evita il rischio del saldo demografico negativo (ovvero che il numero di morti superi quello dei nati). Perché è importante? Per esempio, per salvare il nostro sistema contributivo e assicurare le pensioni ai nostri figli (leggi qui). E anche per salvare la nostra economia. Sono loro che fanno i lavori più umili e pesanti, che nessuno vuole più fare: i muratori (19,4% del totale della categoria), gli operai nelle concerie (15,6%), i camerieri (20,4%), le colf (66,2%).

Celebre copertina di "Der Spiegel" (1977): pistola e spaghetti per rappresentare l'Italia. Un'immagine infamante che ancora ci brucia.

Celebre copertina di “Der Spiegel” (1977): pistola e spaghetti per rappresentare l’Italia. Un’immagine infamante che ancora ci brucia.

 Dunque, servirebbe un cambiamento di cultura, per affrontare le sfide della globalizzazione culturale. Ma i nostri giornali non ci aiutano. La studiosa Elena Malavolti nel libro “Insulti e pregiudizi. Discriminazione etnica e turpiloquio in film, canzoni e giornali” (Aracne, 2007) ha fatto un’interessante statistica sull’immagine degli stranieri negli articoli del quotidiano “La Repubblica” dal 1985 al 2000. Ecco i risultati:

1) esistono 2 stereotipi: chi ha successo è qualificato come “straniero”; se invece è meno fortunato o è un criminale, è chiamato “immigrato” o “extracomunitario”. Nella stragrande maggioranza degli articoli, gli stranieri sono collegati a notizie di stampo negativo: o perché preoccupano (criminalità emergenze, etc), o, al limite, perché suscitano compassione in quanto vittime di violenze, ingiustizie, abusi.

“Da un punto di vista geografico, l’immigrato è fortemente circoscritto: viene da Paesi poveri, quasi sempre dall’Africa, è spesso nero o musulmano. Gli immigrati sono problematici; irregolari, illegali, poveri, hanno bisogno di assistenza, di integrazione, di solidarietà, devono essere fermati, regolarizzati e organizzati. L’immigrato gira nei ghetti, di notte, nelle periferie, luoghi dove muore, uccide, compie atti abitualmente condannati”.

2) il gruppo est-europeo (albanesi, Rom) è quello con l’immagine più negativa, perché associato a notizie di crimini e ingiustizie; seguito dalla minoranza nord-africana, spesso legata a termini come “fondamentalismo” e “terrorismo”.

Insomma, c’è ancora molta strada da fare. Vi siete mai chiesti perché se un romano (o un milanese, o un catanese) investe un pedone e lo uccide, i giornali scrivono: “Uomo investe pedone”; ma se al volante c’è uno straniero, il titolo diventa “Tunisino (o albanese, rumeno, cinese…) investe pedone”? Non è un modo surrettizio di perpetuare un razzismo becero?

Trovato su Internet: l'ironia aiuta a superare le discriminazioni.

Trovato su Internet: l’ironia aiuta a superare le discriminazioni.

 

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